DE BELLO GALLICO

Con la fine della guerra fredda al termine degli anni’80, ci si sarebbe potuti attendere un ridimensionamento e una sostanziale riduzione delle centinaia di basi militari sparse in tutto il mondo. E’ accaduto esattamente l’opposto. La Nato, lungi dallo sciogliersi, si è allargata verso Est, è stato introdotto prima il concetto di “guerra umanitaria” e, più recentemente quello di “guerra al terrorismo”.
Nel mondo dunque le basi militari continuano a funzionare come trampolini di lancio per operazioni di guerra e per il controllo planetario. Le basi militari Usa conosciute nel mondo sono oltre 850. Di queste, 499 sono in Europa e 113 in Italia.
Da documenti ufficiali declassificati risulta che gli Stati Uniti mantengono in Europa 480 bombe nucleari; 90 sono dislocate in due basi italiane (Aviano e Ghedi).
L’Italia viola dunque il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari che, all’articolo 2, stabilisce: “Ciascuno degli Stati militarmente non-nucleari, si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, né il controllo su tali armi e congegni esplosivi, direttamente o indirettamente”.
Nel 2008 la spesa per le basi militari USA nel mondo raddoppierà. La cifra richiesta al Congresso degli Stati Uniti dal Dipartimento della Difesa per i programmi di costruzione o ampliamento delle basi USA è pari a 21 miliardi e 330 milioni di dollari. Il paese più “beneficiato” dalle spese di guerra USA è l’Italia con i suoi 319 milioni di dollari. Tutto questo conferma che il nostro paese è una pedina fondamentale nelle strategie belliche delle forze armate USA.
Secondo indiscrezioni i progetti di riqualificazione e rafforzamento delle capacità operative e logistiche riguardano:

  • Il quartiere generale della Us Navy in Europa che trasloca da Londra a Napoli.
  • La creazione una “forza di risposta rapida” con la riunificazione della 173a brigata aerotrasportata oggi divisa tra Vicenza e Ramstein.
  • La base Nato di Solbiate Olona (MI), sarà la sede operativa delle High Readiness Force terrestri: si passerà da 6.000 militari a 21.000.
  • Taranto ospiterà i Comandi Nato delle High Readiness Force navali, una nuova base Nato (Chiapparo), il sistema di spionaggio militare Echelon e anche la VI flotta Usa che traslocherebbe da Napoli-Gaeta.
  • La base di Sigonella diventerà il centro operativo della “Global Hawk Airfraft Maintenance & Operations Complex”.
  • La creazione di uno lo snodo primario della logistica del Pentagono nel sud Europa con una nuova base a Guasticce da affiancare a quella di Camp Darby.

Nel 2003, ultimo anno per cui ci sono le cifre ufficiali, l’Italia ha versato alle casse americane 366,54 milioni di dollari. Dal rapporto che il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti emette periodicamente, si evince che lo stato italiano paga ogni anno il 41% dei costi delle basi Usa e delle truppe americane di stanza nel nostro Paese. La media dei contributi europei alla Nato è del 28%.

Inoltre:

  • Consumano enormi quantitativi di acqua e energia elettrica (gratuiti al 98%).
  • Il loro funzionamento è una minaccia grave per le popolazioni per il ripetersi di incidenti.
  • L’aggressione all’ambiente e alla salute è visibile nei diversi tipi di inquinamento come quello acustico, e come l’inquinamento da polveri e da uranio impoverito.
  • La presenza di basi militari sul territorio influenza negativamente l’economia.
  • Sono una minaccia per la democrazia e la libertà, perché sono governate da accordi segreti spesso illegittimi e costituiscono le retrovie impenetrabili da cui già in passato sono partite strategie stragiste che hanno pesantemente condizionato la politica del nostro paese.
  • Infine, malgrado la propaganda tenda ad amplificarne in maniera strumentale il peso, i posti di lavoro creati da una base Usa riguardano poche centinaia di persone spesso poco qualificati, precari e senza tutele.

Con il continuo rifinanziamento delle militari all’estero, siamo di fronte a una linea politica di guerra. Secondo tale modello, mai discusso in parlamento, il compito delle forze armate italiane non è la difesa della patria (art. 52 della Costituzione), ma la “difesa degli interessi vitali del paese”.
Per questo dai territori deve partire l’ambizioso ma improrogabile obiettivo politico della chiusura delle basi e della smilitarizzazione dei territori.
In questo senso vanno la campagna per la proposta di legge d’iniziativa popolare perché l’Italia si dichiari “zona libera da armi nucleari” promossa da 54 associazioni pacifiste e la campagna a sostegno della Legge di iniziativa Popolare sui trattati internazionali, basi militari e servitù militari che si prefigge di ottenere la concreta attuazione dell’art. 11 della Costituzione e la messa al bando delle armi di distruzione di massa.
Le Forze Armate italiane hanno sempre più risorse. Nel 2007 le previsioni di spesa per la difesa arrivavano a 21 miliardi e 364 milioni di €. Quest’anno è di 23 miliardi e 800 milioni.
Bisogna poi ricordare che la guerra è presente nella vita produttiva e finanziaria italiana, anche per mezzo delle cosiddette fabbriche di morte e le banche armate.

Un caso esemplare di convergenza bipartisan, ci ha portato a partecipare come partner di secondo livello alla realizzazione del caccia statunitense F-35 Lightning. Per avere tale privilegio, l’Italia dovrà addossarsi una parte dei costi del programma a fondo perduto. Fino ad oggi l’impegno finanziario è di 1028 milioni di dollari (638 milioni di dollari sono già stati erogati). Successivamente saranno impegnati altri 903 milioni di dollari. A tutto questo deve sommarsi l’acquisto di un centinaio di aerei per un costo stimato di circa 11 miliardi dollari. E poi ci sono anche i circa 250 milioni di euro previsti per l’installazione all’aeroporto militare di Cameri di uno stabilimento trasformato ad hoc per l’assemblaggio degli F35. Il progetto viene presentato come un grande affare per l’Italia perché le 29 aziende coinvolte capeggiate da Alenia Aeronautica e Fiat Avio, hanno ottenuto contratti per 191 milioni di dollari e ulteriori impegni per 827 per un totale di oltre un miliardo di dollari. Peccato che i miliardi dei contratti entreranno nelle casse delle aziende private, mentre i miliardi per lo sviluppo e l’acquisto dei caccia usciranno dalle casse pubbliche.
Il progetto Joint Strike Fighter, si aggiunge all’acquisto della nuova portaerei (circa 1 miliardo di euro di sistemi d’arma esclusi), 10 nuove fregate (3,5 miliardi di euro), 121 caccia Eurofighter… Nient’altro? Difficile dirlo con certezza. I patti vengono siglati segretamente, rivelati a spizzichi e bocconi, quando proprio diventano palesi come è accaduto per l’adesione al nuovo scudo antimissilistico firmato segretamente al Pentagono, il 16 febbraio 2007, dal ministro Arturo Parisi.
Infine, secondo i dati SIPRI, autorevole Istituto di ricerca della pace di Stoccolma, l’Italia con 860 milioni di dollari si conferma uno dei maggiori protagonisti mondiali del mercato degli armamenti spesso verso nazioni fuori dall’area Nato-Ue dove si verificano gravi violazioni dei diritti umani.
Diventa perciò quanto mai urgente giungere ad un Trattato internazionale sul commercio di armamenti.

Per saperne di più…

http://www.peacelink.it/

http://www.unimondo.org/

http://www.disarmiamoli.org/

http://www.disarmo.org/