Genova,1.03.20

Buongiorno cara!

Tutte le mattine, quando apro il pc, vado a vedere che tempo fa lì da te, a Torino. Oggi avete le nuvole. Forse si soffre meno a stare rinchiusi quando il cielo non è azzurro? Qui scende una pioggerella sottile. Mi sembra che le piante, dai fili d’erba agli alberi più alti, siano contente: le foglie sono tutte tese e lucide, la terra profuma. Lulù invece se ne sta acciambellata nella cuccia e quando le parlo mi guarda incerta (sei matta, pare che dica, non vorrai mica uscire!).

Spero davvero che la nuova cella non sia stretta come la precedente, che la tua nuova compagna ti abbia accolto bene. Conosco il dramma delle ragazze madri in carcere! Non so se ti ho mai raccontato del mio primo volontariato, quando avevo diciannove anni, al Brefotrofio di Milano, ora sede di uffici per fortuna. Forse hai letto qualcosa nel mio libro per Erica. Stando con i bambini potevo parlare con alcune mamme, benché le suore del reparto scoraggiassero i contatti: guardavano male noi studentesse perché, dicevano, viziavamo (!) i piccoli. Ho ritrovato le stesse situazioni, la stessa disperazione, quando ho visitato (ormai dodici/tredici anni fa) le sezioni femminili delle case di pena (è questa la giusta definizione). Mi sono sempre domandata quanta presunzione, quanta supponenza, quanta mancanza di umanità debba avere un -o, peggio, una- giudice per togliere un figlioletto alla propria madre. Queste ragazze sono ladre di cose, chi le condanna è ladro di vita.

Anche a te stanno rubando un anno di vita… ah, Nicoletta, come vorrei poter mettere tra queste pagine e spedirti un po’ di aria della tua Valle, i primi fiori che sbocciano in anticipo, uno scorcio del Rocciamelone…

La rabbia, scrivi: rabbia per le enormi ingiustizie, per gli sprechi, per le devastazioni, mi divora da vent’anni. Prima ero più fiduciosa, lottavo con gioia. Ora ho perso la speranza, lotto con rancore.

[…] Le vecchie Case del Popolo sono nate per desiderio di vita sociale da parte delle comunità, e per necessità di aiuto reciproco tra la gente povera. Sono nate, come si dice, dal basso. Noi vogliamo farle rivivere, giustamente, ma dov’è la comunità? Operai e contadini un tempo erano ignoranti, dal punto di vista della cultura borghese, magari non sapevano neppure leggere e scrivere, ma erano ricchi di un sapere tramandato di generazione in generazione che oggi sembra perduto. Inoltre oggi la gente è diffidente, lo vedo quando diamo il volantino a De Ferrari all’ora contro la guerra: sono sempre più numerose le persone che lo rifiutano. Sull’autobus che mi porta a casa, qualche volta cerco di attaccare discorso ma è inutile, ognuno sta chino sul suo smartphone…O forse è questa città particolarmente chiusa, non so.

Sabato scorso ho fatto un bagno di ottimismo a Roma, alla manifestazione per i 40 anni dall’assassinio di Valerio Verbano. C’erano moltissimi giovani, ragazze, bambini. Ho camminato con le altre Madri che ti salutano tutte con tanto affetto e abbiamo ricordato dal palco te e gli altri  capri espiatori del Tav. In realtà tutti i compagni e gli amici che incontro ti mandano saluti, auguri, abbracci e pensieri affettuosi.

Domani avrei dovuto andare con due compagni a Pontedera dove da più di due settimane (freddo, pioggia, vento) le lavoratrici occupano tetto e sottotetto della Piaggio che non vuole rinnovare i loro contratti. L’azienda nell’ultimo anno ha fatto registrare utili superiori ai 40 milioni di euro ma ha deciso di non rinnovarli perché “teme” una stabilizzazione. Già, perché le donne sono precarie, alcune da 10-15 anni! La notizia si trova sulla pagina di Radio Onda d’Urto, i “grandi” giornali, tv e radio non ne parlano, naturalmente. [… ]

Perdonami: ti parlo dei miei guai mentre tu sei circondata da tragedie!

Grazie per la tua cara lettera, però assicurami che non rinunci a quel poco di aria che ti concedono, o ad altro, per scrivere. Come insegnava Gramsci, bisogna aver cura della propria salute soprattutto quando si è nella tua situazione.

Ti abbraccio 

H