Il Comitato ospite di Radio Onda d’Urto per Scuola Resistente

SCUOLA RESISTENTE: PUNTATA DEL 12 SETTEMBRE 2026

Ad un quarto di secolo dall’uccisione di Carlo Giuliani in circostanze controverse e mai del tutto chiarite, apriamo il ciclo 2026/27 di Scuola Resistente con Ilaria Bracaglia del Comitato Piazza Carlo Giuliani e con Italo di Sabato, voce nota agli ascoltatori di Radio Onda d’Urto, più volte ai nostri microfoni come Osservatorio Repressione.

Il comitato ogni anno bandisce delle borse di studio per studenti/esse degli ultimi anni delle scuole secondarie superiori e dell’ università, per incentivare studi e riflessioni dal basso, intorno ai fatti del G8, evitando così una rimozione collettiva, sempre dietro l’angolo. Gli studenti e le studentesse, invece, devono sapere che cosa avvenne in un paese come l’Italia le cui istituzioni si proclamano, ad ogni occasione ed ossessivamente, democratiche. Genova 2001 rappresenta, infatti, uno spartiacque paradigmatico, una sorta di prova generale di un modello di controllo sociale repressivo da parte di istituzioni, a questo dedicate che oggi imperversano dalla sfera digitale a quella più materiale dei corpi e dei territori, con strumentazioni sempre più sofisticate ed interconnesse.

Pochi anni dopo quella prova drammatica, coordinata, nei suoi risvolti più muscolari, direttamente dal governo, avrebbe trovato, con la legge 124/2007, la sua sistematizzazione e istituzionalizzazione. Nel 2007, infatti, AISE e AISI vengono poste sotto la diretta responsabilità della Presidenza del Consiglio e coordinate dal D.I.S. superando così la precedente dipendenza dei Servizi rispettivamente da Difesa e Interno. Uno degli artefici di questa riforma che spinse l’acceleratore in direzione di una diffusione capillare, a partire da scuole e università, della “cultura della sicurezza” declinata in anni più vicino a noi in “cultura della difesa”, fu proprio il deus ex-machina di quella che fu definita la “macelleria messicana” di Genova 2001: Gianni De Gennaro, il “superpoliziotto” a capo della Polizia di Stato e già stretto collaboratore di Giovanni Falcone. Dopo quei fatti gravissimi, qualche condanna certamente ci fu ma molti di più furono i depistaggi e gli insabbiamenti per non parlare degli scandalosi avanzamenti di carriera per alcuni poliziotti che uscirono dalla Diaz con i manganelli insanguinati, o i sette anni concessi come premio a De Gennaro alla presidenza di Finmeccanica oggi Leonardo SpA. Ilaria Bracaglia ha sistematizzato, sul versante antropologico ed etnografico, il vissuto collettivo di quell’esperienza drammatica costruendo fin dalla sua tesi laurea e proseguendo con un dottorato ed ulteriori ricerche, una narrazione alternativa di quei fatti.

La tesi (del 2014) aveva, infatti, il titolo Genova: obbedir tacendo, reagir narrando. Reazioni tattiche multimediali e approfondiva lo studio dei comitati civici nati dopo il G8.
Quel lavoro, l’anno dopo, le valse anche il premio ACAT Italia “Una tesi di laurea per fermare tortura e pena di morte”. Quel progetto culturale perverso, di militarizzazione in senso lato, iniziato in quegli anni in modo sempre più sistematico e invasivo proprio nelle scuole, sul lungo periodo, ha portato purtroppo i propri frutti avvelenati. “Quello che ho notato in questi ultimi anni, parlando con gli studenti e leggendo le loro tesine – ha infatti sottolineato Ilaria Bracaglia – è la tendenza a suddividere le forme del dissenso e del conflitto, in modalità buone, accettabili e cattive e quindi a dividere in modo manicheo i manifestanti “buoni” da quelli “cattivi”.

Con Italo Di Sabato invece abbiamo affrontato lo scenario globale in cui si inquadra questo approccio repressivo, iniziato con un salto di qualità a partire appunto dal 2001 e che oggi va a colpire, oltre alle soggettività marginalizzate e razzializzate, proprio i giovani, gli studenti e con loro le varie proteste di piazza che li vede sempre più protagonisti come ad esempio gli ultimi movimenti di protesta contro le connivenze dello Stato italiano con l’entità sionista in Israele o il modello sociale finanziarizzato che porta al soffocamento di iniziative sociali e mutualistiche come quella, tra le tante, dello Spintime a Roma. Dallo “Stato sociale” allo “Stato penale”, il dissenso trasformato da fatto politico in problema di ordine pubblico, la repressione moderna divenuta negli anni essenzialmente preventiva: questi sono i tre temi principali interconnessi alla sfera studentesca e alle lotte all’interno e all’esterno degli istituti scolastici gradualmente trasformati in istituzioni totali.

La puntata di sabato 12 settembre Ascolta o scarica