Via Giuseppe Pinelli. Anarchico-Partigiano. 1928-1969

Dal 19 marzo 2026 una piccola strada nel quartiere di S. Siro a Milano, già via privata Micene, è intitolata ufficialmente a Giuseppe Pinelli. La via era già stata rinominata con una targa alcuni anni fa per iniziativa dello Spazio Micene che ha sede lì, nell’ambito delle iniziative per ricordare Pino che si tengono ogni anno nel quartiere dove vivevamo. Sempre da loro nasce l’idea di promuovere una raccolta firme e creare un Comitato per arrivare a un riconoscimento ufficiale della via, forti del fatto che non vi fossero numeri civici e quindi nessun disagio previsto per i residenti. Ci sono voluti anni, tanti, tenacia, caparbietà, per riuscire a districarsi nella burocrazia, presentare documenti, trovare i contatti. Un percorso che come familiari abbiamo accompagnato, anche se piuttosto scettiche che sarebbe stato possibile raggiungere lo scopo perché ancora è molto scomoda la figura di Giuseppe Pinelli, ucciso innocente nei locali della questura di Milano, soprattutto nella città che ha collocato al Famedio del Cimitero Monumentale uno dei responsabili della sua morte citandolo come esempio di giustizia e legalità. Il merito, se si è raggiunta l’intitolazione, va al Comitato Promotore formato da persone che non hanno cercato un ritorno personale, che si sono prodigate con convinzione riuscendo alla fine di un arduo percorso a venire in contatto con dei consiglieri comunali sensibili e motivati incontrati a causa di altre battaglie comuni come la contrarietà alla vendita dello stadio di S. Siro. Con il consigliere Carlo Monguzzi, purtroppo recentemente scomparso, persona meravigliosa molto attivo anche sulla Palestina e Alessandro Giungi, Rosario Pantaleo, Enrico Fedrighini, la proposta è approdata nella seduta del consiglio comunale del gennaio 2025 e incredibilmente approvata. Tempi di attuazione? Non pervenuti. L’annuncio quando nessuno se l’aspettava, a più di un anno dalla delibera. Al di fuori di qualsiasi periodo di ricorrenza.

Così ci siamo trovate e trovati il 19 marzo, un giovedì alle 3 del pomeriggio a partecipare alla cerimonia ufficiale in quella piccola strada nel quartiere di S. Siro, alacremente ripulita da immondizia e masserizie varie dagli addetti del comune nei giorni precedenti, impegnati anche a cancellare le scritte sui muri, riuscendo a fargli mantenere Nessuna guerra è la nostra, proprio sotto la targa e ben visibile da dove ha fatto il suo intervento il Sindaco. In tanti a stringerci a un ricordo, a un impegno, a una persona uccisa tanti anni fa che abbiamo voluto ricordare come anarchico e partigiano. Gli interventi sono stati scanditi dal Cerimoniale, prima il Sindaco poi Claudia, Silvia, Enrico Moroni per il Comitato. E quando sono finiti i discorsi, fuori dal protocollo, si sono levate le note struggenti e alte da un quartetto di trombe di musicisti della Scala. Tutto senza retorica, senza dimenticanze, ma anche con gioia. Tanti i rappresentanti delle istituzioni, il sindaco Giuseppe Sala, i presidenti dei Municipi, i consiglieri comunali, gli assessori. Ma soprattutto compagne e compagni, amiche e amici provenienti da luoghi diversi, partiti e associazioni, persone consapevoli che hanno scelto di esserci. Con la gioia degli abbracci e di stringerci nella memoria di Pino, senza dimenticanze, a pochi metri dalla palazzina in cui abitavamo e dove io e Silvia, allora bambine, lo abbiamo visto per l’ultima volta scendere le scale ridendo inseguito da Licia, anche lei ridente, con il cappotto che lui non avrebbe voluto prendere. Era il 12 dicembre 1969. Non c’è stata retorica nei discorsi. Prendendo la parola dopo il sindaco è stato letto il messaggio di Carlo Monguzzi:

“Ciao ragazze, non posso essere presente all’intitolazione della strada per il vostro papà perché sono in ospedale. Non sapete quanto ci tenevo e quanto mi spiaccia. Vorrei solo che voi diceste ai compagni e al sindaco quanto siano importanti per la nostra città Licia e Pino Pinelli. Io ero tra quegli “studenti e democratici milanesi” che in quegli anni misero la prima targa in piazza fontana. Ci fu molta tristezza ma anche tanto onore. Bella Ciao Pino, Bella Ciao Licia. Carlo”.

Commozione e felicità in quella giornata, con Enrico Moroni, del comitato, che ha ripercorso l’impegno soprattutto di Licia per la verità e la giustizia e ha proposto che “Una storia quasi soltanto mia” il libro scritto con Piero Scaramucci possa essere adottato nelle scuole.

Ora nella Toponomastica di Milano c’è ufficialmente Via Giuseppe Pinelli festeggiata un mese dopo con una giornata di canti, libri, giochi, acrobazie, musica, poesia, con la volontà che sia un luogo, una restituzione di vita a un quartiere, a una città.

Il 18 maggio 2026 il Consiglio Comunale di Milano ha approvato con 29 voti a favore e 7 astenuti la mozione di intitolazione di un luogo alla memoria di Licia Rognini Pinelli, presentata dai consiglieri Fedrighini, Giungi, Pantaleo, anche per il compianto Monguzzi.

Nella stessa seduta con 21 voti a 17 il Consiglio Comunale ha deliberato che non venisse sciolto il gemellaggio di Milano con Tel Aviv.

Andiamo avanti.

Claudia Pinelli