Oggi 3 luglio ore 18 inaugurazione. Poi visitabili da sabato 4 a martedì 21, dalle 11 alle 19 da martedì a domenica.
Le esposizioni fanno parte di un articolato programma di iniziative (www.g8genova.it) dedicate alla memoria, all’approfondimento e al confronto pubblico sulle tematiche del 2001, guardando alla contemporaneità sociale e politica, organizzato da associazioni, movimenti, realtà culturali, organizzazioni sociali che hanno preso il via a Genova a metà giugno e proseguiranno fino al 21 luglio.
L’obiettivo non è soltanto ricordare ciò che accadde a Genova nel luglio 2001, ma interrogare il presente a partire da quella esperienza, mettendo in relazione memoria, diritti, partecipazione democratica e trasformazioni del mondo contemporaneo.
Mostra Al lavoro
Tutto cambia, cambia tutto. Una mostra sui diritti e le lotte dei lavoratori

150 immagini di grandi fotografici e una grande installazione site specific
sulle vittime del lavoro: Non sono bianche queste morti.
Lucas, Fernando Moleres, Alberto Roveri;
e poi Elio Colavolpe, Claudia Corrent, Massimo Di Nonno, Michele Lapini, Andre Lihon, Diambra
Mariani, Eros Mauroner, Samuele Pellecchia, Donatella Piccone, Alexey Pivovarov, Massimo
Sciacca, e tanti altri.
Dal lavoro in fabbrica degli anni Settanta e dalle lotte dei braccianti agricoli, fino ai nuovi paradigmi
del lavoro precario tra algoritmi e new economy, la crisi dei salari, la sicurezza sul lavoro, le battaglie
sindacali recenti.
Oltre alle tante immagini, sono presenti in mostra opere dell’artista Winfried Loeschburg e la grande
installazione dedicata ai morti sul lavoro, Non sono bianche queste morti, un’opera collettiva realizzata
appositamente per gli spazi del Munizioniere.
Sul grande monitor al centro dello spazio, le testimonianze dei rider raccolte in vari paesi.
Tra i contributi testuali, gli interventi del monsignor Zuppi, di Maurizio Landini, di Vittorio Agnoletto.
Insieme a vari altri grafici presenti in mostra, spicca una linea del tempo, lunga 40 anni, che elenca i
provvedimenti legislativi che hanno progressivamente smantellato i diritti che i lavoratori hanno
conquistato con le grandi lotte del passato.
La mostra Al Lavoro è prodotta da Progetto Comunicazione in collaborazione con l’agenzia fotografica
Prospekt e con il Comitato Piazza Carlo Giuliani, nell’ambito delle iniziative organizzate per il
25° anniversario del G8.
La mostra è visitabile con ingresso libero al Munizioniere di Palazzo Ducale, piazza Matteotti Genova,
dal 4 al 21 luglio da martedì a domenica ore 11-19. Apertura straordinaria lunedì 20 dalle 11
alle 15, poi tutti in piazza Alimonda.
Si ringraziano Palazzo Ducale, il Comune di Genova, la Camera del Lavoro di Genova.
Mostra Activestills
Documenting live, death and resistence in Palestine

Dal 4 al 21 luglio 2026 a Genova, al Munizioniere di Palazzo Ducale.
Inaugurazione venerdì 3 luglio alle 18, saranno presenti i fotografi Anne Paq e Sherbel Dissi.
Genova, 1 luglio 2026 – Da quasi tre anni assistiamo a una progressiva e sistematica esclusione
della Striscia di Gaza dal racconto giornalistico internazionale, con la chiusura alla stampa estera
delle frontiere, lasciando il compito di raccontare gli eventi ai soli giornalisti e fotografi locali.
Questa mostra espone le loro opere, una narrazione in presa diretta che il collettivo internazionale
Activestills e Prospekt Palestine Project vogliono portare allo sguardo di tutti.
All’inaugurazione della mostra, venerdì 3 luglio alle 18, saranno presenti i fotografi Anne Paq e
Sherbel Dissi, che durante l’intera giornata accoglieranno i giornalisti che vorranno passare per uno
sguardo in anteprima. I due fotografi resteranno anche nelle giornate di sabato 4 e domenica 5,
disponibili a dialogare con il pubblico.
Con oltre 120 foto, che gli autori firmano sotto il nome collettivo Activestills, la mostra presenta
una selezione di immagini sugli attacchi a Gaza e sul genocidio in corso, sulla pulizia etnica in atto
in tutta la Palestina e sui resti dei villaggi spopolati dalle forze israeliane nel 1948.
Il lavoro di Activestills si propone di ritrarre i palestinesi non solo come vittime, ma come individui
e come popolo con una diversificata capacità di agire politicamente nella propria lotta: una forma di
riappropriazione narrativa e di resistenza alla pratica coloniale di distruzione, controllo,
cooptazione, appropriazione e cancellazione delle vite e delle voci palestinesi.
A partire dal 7 ottobre 2023, oltre 270 palestinesi, tra giornalisti, fotografi e operatori dei media,
sono stati uccisi dall’esercito israeliano, spesso in attacchi deliberatamente mirati, rendendo il
genocidio di Gaza il conflitto più letale per i giornalisti nella storia contemporanea. L’Italia si è resa
complice di questa deriva, attraverso la massiccia esportazione di armi, il sostegno politico e i
profondi legami economici. Il continuo appoggio al governo israeliano giustifica la brutale
repressione e criminalizzazione della solidarietà con la Palestina. Molti media assecondano questa
rappresentazione descrivendo la repressione come una forma di autodifesa contro il presunto
antisemitismo.
La mostra del collettivo Activestills, a cura di Prospekt, vuole essere un omaggio ai fotografi
palestinesi, e una richiesta di giustizia per tutti coloro che sono stati uccisi, aggrediti, arrestati e
disumanizzati, e per coloro che, nonostante i rischi e gli orrori, continuano a documentare ciò che
sta accadendo, affinché il mondo possa reagire.
Prospekt Palestine Project (PPP) – Nasce nel 2025 da un’idea di Francesco Giusti, Pietro
Masturzo e Samuele Pellecchia dell’agenzia Prospekt, con l’intento di contrastare la distorsione del
dibattito pubblico sulla questione palestinese, sostenere i fotografi locali e sensibilizzare l’opinione
pubblica italiana e internazionale. PPP è un progetto di solidarietà attiva che integra la produzione
giornalistica e la divulgazione indipendente con la creazione di infrastrutture educative e di ricerca
permanenti. Attraverso una rete di fotografi e fotografe locali e internazionali, l’iniziativa promuove
una narrazione indipendente tramite mostre e pubblicazioni in Italia e nel mondo. L’obiettivo finale
del progetto è il monitoraggio delle violazioni dei diritti umani finalizzato a preservare la memoria,
e trasformare la testimonianza in azione politica e strumento di giustizia.
ACTIVESTILLS – Nato come piccolo gruppo, Activestills è stato fondato da fotografi attivisti
desiderosi di documentare e sostenere la resistenza popolare palestinese e si è poi trasformato in un
collettivo più ampio che riunisce fotografi palestinesi e internazionali, oltre a israeliani che rifiutano
il colonialismo israeliano pur riconoscendo la propria posizione al suo interno. Dal 2005 documenta
la violenza coloniale israeliana e la resistenza palestinese. Activestills concepisce il proprio lavoro
come parte della lotta contro ogni forma di oppressione, razzismo e violazione del diritto
fondamentale alla libertà. L’archivio online di Activestills, in costante evoluzione, comprende oltre
56.000 fotografie che documentano la vita e la morte sotto il colonialismo e l’apartheid israeliani.
Autori – Faiz Abu Rmeleh, Basel Adra, Ahmad Al-Bazz, Doaa Albaz, Wahaj Bani Moufleh,
Sherbel Dissi, Omri Eran Vardi, Mareike Lauken, Keren Manor, Avishay Mohar, Haidi Motola,
Anne Paq, Shachaf Polakow, Ryan Rodrick Beiler, Yotam Ronen, Mosab Shawer, Sharona Heather
Weiss, Basel Yazouri, Mohammed Zaanoun, Yousef Zaanoun, Oren Ziv.
Anne Paq – È una premiata fotografa e videoartista francese, nota per il suo lavoro in Palestina.
Membra di Activestills dal 2006, ha documentato per oltre un decennio la vita quotidiana sotto
l’occupazione, la resistenza popolare e l’impatto dei conflitti a Gaza e in Cisgiordania.
Sherbel Dissi – È un fotogiornalista e fotografo documentarista basato ad Amman, in Giordania. È
noto per il suo lavoro di reportage umanitario e sociale e come membro di Activestills.
Mostra Genova: memoria, fotografia e consapevolezza
Fotografie di Giulio Di Meo

Dal 2023, in occasione dell’anniversario del G8 di Genova del 2001, il fotoreporter Giulio Di Meo organizza un workshop di fotografia documentaria dedicato alla memoria di quei giorni segnati dall’uccisione di Carlo Giuliani e dalle violenze avvenute nelle strade, alla scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto. Non si tratta di un semplice corso di fotografia, ma di un percorso di conoscenza e riflessione che attraversa luoghi simbolo come Piazza Alimonda, Corso Tolemaide, il carcere di Marassi e la scuola Diaz, interrogando il rapporto tra memoria, presente e partecipazione civile. A quasi venticinque anni di distanza, il workshop invita a osservare come i luoghi e le persone cambino nel tempo, mantenendo però vivo il significato di quelle giornate. Per Di Meo la fotografia è uno strumento di testimonianza e responsabilità: ogni immagine contribuisce a custodire la memoria collettiva, trasformando il racconto del passato in un’occasione di consapevolezza, confronto e impegno verso il futuro.
Mostra Racconti dalla Piazza del Mondo
Trieste non è solo la città della Barcolana, di Svevo e di Joyce, della Risiera di San Sabba e delle Leggi razziali. È anche la città del Silos, Kandwalla, e della Piazza.

Kandwalla è un enorme magazzino dove, fin dalla seconda metà del 1800, venivano stoccate le merci. E in seguito le persone. È stato abitato dai migranti giunti a Trieste dopo aver attraversato la rotta balcanica, che lì hanno vissuto in condizioni disumane. Con la connivenza dello Stato e delle forze dell’ordine. Racconti dalla Piazza del Mondo è un percorso fotografico che prova a descrivere la piazza e il silos nelle loro molteplici sfaccettature. L’attesa, la cura, la casa, il gioco, la memoria, la musica: tutti questi sono frammenti di luce e di vita che compongono quel caleidoscopio di solidarietà che è l’azione politica di “Linea d’ombra”, l’associazione fondata da Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi. Questo, assieme a tanto altro, sono i Racconti dalla Piazza del mondo.
Mostra Quella notte alla Diaz – una testimonianza a fumetti
Di Christian Mirra

Nel luglio 2001 Christian Mirra, allora ventiquattrenne, si trovava nella scuola Diaz quando la polizia fece irruzione durante il G8 di Genova. Dopo il pestaggio si risvegliò in ospedale, in stato di fermo, accusato di appartenere al Black Bloc e rischiando fino a quindici anni di carcere. Anni dopo trasformò quella esperienza nel graphic novel autobiografico Quella notte alla Diaz, pubblicato da Ugo Guanda Editore nel 2010 e oggi disponibile gratuitamente in edizione digitale su christianmirra.com/diaz-project.
La mostra presenta una selezione di tavole tratte dall’opera, ripercorrendo l’assalto alla scuola, il ricovero e le successive vicende giudiziarie. Il racconto in prima persona si intreccia con fatti documentati e sentenze, trasformando un’esperienza individuale in memoria collettiva e invitando il pubblico a riflettere sul rapporto tra diritti fondamentali e responsabilità istituzionali.
Mostra Essere protesta
Di Fotografie di Antony Risi

Antony Risi racconta la protesta come simbolo di un bisogno più profondo: il bisogno, individuale e collettivo, di esprimerci e sentirci comunità. Un racconto che restituisce le sue componenti fondamentali – la folla, il gruppo, l’individuo, il messaggio, la sua repressione e i suoi obiettivi.
L’autore ha selezionato fotografie provenienti da proteste diverse, costruendo un percorso visivo che racconta i volti, le emozioni e le molteplici forme della protesta come partecipazione civile.
Amnesty International ribadisce che la protesta pacifica è un pilastro essenziale delle società libere. È una forza democratica che permette di denunciare ingiustizie, difendere diritti e immaginare futuri diversi. Oggi, più che mai, mentre cresce la repressione del dissenso e le persone vengono punite, sorvegliate o intimidite per aver espresso opinioni scomode, è fondamentale proteggere il diritto di protestare: la protesta non è un disturbo da contenere, è un respiro collettivo da proteggere. È un diritto umano. È una porta aperta sul cambiamento.

